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UNA ITALXIT DA PROPORRE?!?! E’ POSSIBILE???

Mai dire… mai!!! Detto da rivalutare, soprattutto quando si parla del nostro paese nella Unione Europea, in quanto a chiedersi se tale “entrata” abbia ottenuto dei vantaggi per l’Italia oppure il contrario. Di sicuro dopo oltre vent’anni di “soggiorno” nell’Hotel UE si possono tirare le somme di una permanenza a dir poco imbarazzante sia per la Unione… sia per la nostra nazione che alla luce di “come eravamo” a “come siamo” può tirare le somme di quello che ha contraddistinto questo periodo.

Allora cominciamo subito a vedere “come eravamo” e cioè quel tenore di vita dei propri abitanti, tanto caro all’Italia, da essere definito, generalmente, addirittura “Belpaese” con tutti gli annessi e connessi del caso con la Lira (moneta ufficiale italiana) che andava alla grande, con una ricchezza, tutto sommato, ben distribuita e dove addirittura oltre che acquistare la casa di abitazione un operaio si poteva permettere una discreta vacanza con la famiglia, mandare i figli, dopo le scuole superiori, all’università e dove la mobilità di “classe” era un traguardo raggiungibile (quanti figli di persone umili avevano raggiunto traguardi inimmaginabili soltanto qualche decennio precedente, diventando ingegneri, dottori, avvocati, architetti ecc… ); con la povertà che aveva punte massime di un paio di milioni su sessantacinque milioni… (nel totale complessivo) di abitanti; la disoccupazione raggiungeva vette preoccupanti ma il tutto era calmierato da un intervento statale commisurato alle esigenze di giovani e meno giovani…, con una economia che ci vedeva al settimo posto (posto più… posto meno) nella graduatoria mondiale e con i prodotti italiani che facevano la loro figura e con il “made in Italy” in continua ascesa.

Questo per dirne solo una parte di quello “che eravamo” … e con fierezza di dire “siamo italiani”.

Oggi, altra musica accompagna il nostro “essere Italiani” … anzi spesso e volentieri ci si vergogna a qualificarsi come tali. Tante cose sono cambiate (… in peggio), tanto da trovare difficoltà a pronunciare il termine “italiani” (oramai … non più marchio di certezza e benessere, bensì di approssimazione e pressapochismo). Innanzitutto, dalla entrata dell’Italia nella Unione Europea, sono aumentate le differenze sociali (i ricchi diventano più ricchi, ed i poveri aumentano) difatti oggi i “poveri” in Italia possono identificarsi in oltre sei milioni (sulla soglia di povertà) mentre un’altra decina (di milioni) sono persone che non arrivano alla fine del mese con (ancora) una progressione in merito (difatti si prevede una crescita esponenziale dei casi in oggetto) che dovrebbe raggiungere a breve un terzo della popolazione nazionale; riguardo la scolarità della popolazione giovanile solo una minima parte acquisisce una laurea e con una emigrazione giovanile “laureata” che lascia l’Italia per altri paesi (europei, America, Cina… ) davvero impressionante dove non trovando prospettive future, in Italia, preferisce andare a lavorare altrove (arricchendo professionalmente le altre realtà nazionali… insomma la “meglio gioventù”  che va via); lo Stato è latitante rispetto ai problemi reali delle persone (italiane) persa com’è ad agevolare quei flussi di immigrazione che, considerate “risorse”, dovrebbero diventare il futuro dell’Italia (e della stessa Unione Europea?!?!), uno stato perso tra privatizzazioni selvagge, in senso reale, non facendo proprie neanche i settori strategici di uno stato… (che si rispetti)  agevolando in maniera selvaggia (e con la connivenza della stessa classe politica nazionale… a tutti i livelli) la vendita di tutte le aziende di stato e facilitando la vendita della aziende private italiane (onore e vanto dell’Italia… di una volta) tanto che oramai di italiano non esiste più nessun marchio in mano agli imprenditori “taliani”. Riguardo poi alla credibilità economica siamo lo zimbello della Unione Europea (o meglio la “Cenerentola”) in quando non risultiamo nelle classifiche mondiali se non agli ultimi posti… e per concludere gli ex prodotti italiani sono (è il caso di dirlo) “prodotti” nei paesi che hanno acquistato le aziende italiane, mettendo sul lastrico milioni di lavoratori, licenziati da un giorno all’altro e senza tutela alcuna (perché nel frattempo i governi che si sono succeduti, almeno nell’ultimo decennio, hanno “azzerato” le tante conquiste sociali che gli stessi lavoratori erano riusciti a conquistarsi a seguito di rivendicazioni sul lavoro).

Insomma una prospettiva presente e futura davvero raccapricciante con una classe politica sempre più propensa a fare i “fatti propri” che quella del popolo italiano e con una immigrazione sempre più schermata e difesa dalla stessa classe politica che ignara (o meglio… “collusa”, mascherando tale fenomeno quali forme di “intervento umanitario”) della nazione Italia che è oramai allo sbando, senza certezze future in quanto la Unione Europea con le sue nazioni guida (Francia e Germania) stanno trasformando l’ex Belpaese un paese da terzo mondo.

Allora è il caso di dire “Mai dire… mai!!!” … ma quale di “certe formule” possono essere l’espressione vincente per l’Italia?!?! Comunque, se dovesse nascere una crescente ITALXIT nella concezione politica degli italiani allora… è forse davvero il caso di dire “Mai dire… mai????”