LA CINA SI PROPONE COME MEDIATICE

Putin sta cambiando la geografia del mondo, spostando il baricentro ad est; bisogna che comprendiamo che armi e sanzioni non fanno vincere la guerra. Putin sfida l’Europa perché ha un patto con la Cina, l’India e molti paesi africani; quindi, proprio per questo, bisogna che la reazione dell’Occidente sia una “chiara risposta” politica (in quanto serve più politica che burocrazia) specie tra Nato e Unione Europea dove serve trovare (quanto prima… se non nella immediatezza) una risposta unitaria altrimenti il Nuovo Ordine Geopolitico Mondiale taglierà fuori l’Occidente in tutte le sue componenti.

Finora Zelensky come Presidente della Ucraina ha saputo utilizzare la sua superiorità nella capacità di “comunicare” utilizzando benissimo i social come deterrente per le azioni belliche russe, mentre Putin è il Presidente russo cresciuto nel Kgb che ha messo nel conto delle “spese belliche” una guerra lunga e di logoramento con chilometri di carri armati attorno a Kiev in accerchiamento che porterà ad un disastro umanitario inimmaginabile.

il Presidente della Russia non è un pazzo come da più parti si vuol far credere, ha in mano un patto con la Cina ed è per questo che il disastro internazionale che sta portando la guerra in Ucraina non dovrebbe vedere la Cina come ruolo di mediatore tra Kiev e Putin

Innanzitutto, il vero problema geopolitico è quello che comporterebbe la chiusura di ogni “ponte” tra Russia e Occidente, con la Cina, che pur avendo il potere di bloccare Putin, chiederebbe benefici agli occidentali il che ne aumenterebbero la centralità e immunità sul piano mondiale e quindi sarebbe la vera sconfitta per le democrazie (sempre occidentali).

Questo comporterebbe un consolidamento del blocco del “capitalismo autoritario” (composto dai magnati cinesi e dagli oligarchi russi) contro quello del capitalismo democratico costituito dal “capitalismo mondiale globalista” (con tendenza, permettetemelo, autolesioniste), questo permetterebbe a Pechino di aprire un secondo fronte in Europa (quindi “distrarre” in qualche modo gli USA da altri obiettivi) per alleggerire l’azione di accerchiamento verso la Cina da parte dell’America nel Pacifico, tale strategia viene ad essere “concertata” con “l’impegno” verso la Russia da parte della Cina che avrebbe sostenuto la pressione russa verso l’Ovest euroasiatico».

i timori di Xi Jinping sono legati alla morsa internazionale riguardanti le sanzioni anti-Russia e che queste possano estendersi anche a chi fa direttamente o indirettamente “appoggia” le iniziative belliche di Mosca perché l’economia cinese è totalmente dipendente dall’export nel mondo dei prodotti “Made in China”, (nonostante gli sforzi di indipendenza in termini autarchici di Xi Jinping), in quanto la stessa economia cinese subirebbe un danno molto maggiore di quella russa, che ha un ruolo marginale nel mercato globale.

Proprio per questo la Cina vuole evitare guai economici restando però con Putin; fargli fare l’arbitro del conflitto russo-ucraino sarebbe un enorme “default” per l’Occidente

E noi in Occidente cosa facciamo??? Niente, oltre che ad evocare la pace con marce e girotondi (e balle… varie), con Putin che diversifica i clienti del suo gas guardando altrove (e precisamente a Est e a Sud convinto di aver chiuso con l’Ovest… Unione Europea). Il nostro problema è o l’energia. La strategia del no a tutto degli anni scorsi oggi diventa una amara realtà da considerare.

Una cosa è certa che con uno “schiocco” di dita Putin ha cancellato Covid e “Gretini” dalle prime pagine dei giornali (e… telegiornali, social e quant’altro) perché l’ordine del giorno è indirizzato verso i discorsi riguardanti “armi e petrolio”.

Come cambiano i tempi e i modi… e le “imposizioni” mediatiche.

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