In Turchia, la magistratura ha ordinato il blocco su X di oltre una quindicina di account di organizzazioni e attivisti LGBT+, tra cui l’associazione Kaos GL e l’avvocato Levent Piskin, su richiesta delle autorità che invocano la “difesa della famiglia tradizionale“.
Questi profili, seguiti da decine di migliaia di utenti, non sono più accessibili dall’interno del Paese senza l’uso di una VPN, segnando un’intensificazione della censura digitale contro la comunità LGBT+ e la dissidenza politica.
Questa mossa si inserisce in un contesto di crescente repressione statale, che include:
Operazioni di polizia hanno colpito sedi di associazioni LGBT+ e locali in città come Istanbul e Ankara, portando a detenzioni di attivisti e giornalisti.
Il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha ripetutamente definito la comunità LGBT+ come “deviante” e “pervertita”, utilizzando la questione per consolidare il consenso sui valori tradizionali.
Nel 2023 e nel 2025, le autorità turche avevano già bloccato centinaia di account X critici verso il governo e l’opposizione, incluso il sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu, e imposto restrizioni a contenuti LGBT+ su piattaforme di streaming come Netflix e Disney+.



