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Ranucci: Lavitola “amico vero”, accuse assurde

Sigfrido Ranucci ha definito Valter Lavitola «un amico vero» e ha espresso piena fiducia nel lavoro della magistratura e dei carabinieri, pur dichiarandosi sconvolto dal suo coinvolgimento nell’attentato del 16 ottobre 2025.

Ranucci, che ha un rapporto stretto con l’imprenditore dal 2019 e pranza nel suo ristorante ogni due settimane, ha ricevuto una telefonata da Lavitola durante la perquisizione, descrivendolo come «agitato». 

Nonostante la fiducia nelle indagini, Ranucci ha sollevato dubbi sulla dinamica: sostiene che Lavitola «non poteva sapere quando sarei tornato a casa» e ipotizza che l’attentato possa essere stato un «gesto trasversale», volto non a colpire direttamente lui ma a impedire la diffusione di alcune notizie.  

Ha inoltre respinto con sdegno le accuse di aver cercato visibilità o solidità politica attraverso la bomba, definendo tali ipotesi «assurde» e «stupidaggini». 

Gli inquirenti hanno iscritto Lavitola nel registro degli indagati per strage in concorso, accusandolo di aver incaricato l’intermediario Gomes Clesio Tavares di reperire l’esplosivo dopo un sopralluogo effettuato un mese prima.

Tra i nodi irrisolti delle indagini figura la figura di un «Corrado», menzionato nelle intercettazioni degli esecutori materiali come la persona che gli investigatori non devono assolutamente individuare.