La Banca Centrale Europea ha deciso di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,50% (dal 2,25%), il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%, con effetto dal 16 settembre 2026.
Questa decisione, la seconda del 2026, mira a contrastare le pressioni inflazionistiche generate dallo choc energetico legato al conflitto in Medio Oriente.
Mutui: l’aumento impatta principalmente sui mutui a tasso variabile, con una stima di incremento della rata mensile che va da 15 a 25 euro per finanziamenti standard tra 125mila e 150mila euro.
I mutui a tasso fisso risentono dell’effetto in modo più graduale, legato alle aspettative sui tassi a lungo termine, sebbene il vantaggio del variabile si stia riducendo.
BTP e Obbligazioni: i rendimenti dei titoli di stato a breve termine (come i Btp) hanno già incorporato parzialmente il rialzo, mentre i rendimenti di mercato risentono dell’incertezza generale e del boom dei prezzi dell’energia.
Prestiti e Imprese: il costo del denaro più alto rende più onerosi i prestiti personali e il credito alle piccole imprese, con un potenziale aggravio significativo per le micro e piccole attività che già affrontano tassi di interesse più elevati.



