Il Governo Meloni ha approvato una norma ad hoc per agevolare le trivellazioni di gas e petrolio in Italia, con l’obiettivo di aumentare la produzione nazionale e garantire la sicurezza energetica.
Il provvedimento prevede la nomina di commissari statali per accelerare i tempi amministrativi e il rilascio di concessioni, superando eventuali inerzie delle Regioni.
Le novità chiave includono:
Riduzione delle distanze: la distanza minima di protezione dalle coste per le trivellazioni marine è stata abbassata da 12 a 9 miglia.
Nuove concessioni: è possibile rilasciare nuove concessioni per l’estrazione di idrocarburi tra le 9 e le 12 miglia dalla costa, in deroga al divieto generale del Codice dell’Ambiente.
Gas calmierato: i titolari delle nuove concessioni devono destinare una quota significativa (fino al 75% dei volumi iniziali) di gas prodotto a prezzi calmierati (tra 50 e 100 euro/MWh) per le aziende energivore industriali.
Le attività sono concentrate in zone ad alto potenziale minerario, come l’Alto Adriatico (tra il 45° parallelo e la foce del Po di Goro), il Canale di Sicilia e aree già attive come Val d’Agri e i campi Argo-Cassiopea.
La norma, sostenuta dalla Premier Giorgia Meloni per ridurre la dipendenza dalle importazioni, ha suscitato forti opposizioni da parte di ambientalisti, partiti di opposizione e alcune Regioni (come il Veneto), che la criticano per l’impatto ambientale e per il ritardo che rappresenterebbe rispetto alla transizione verso le rinnovabili.



