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11 settembre, il negazionismo investe la tragedia: no attentato ma dirottamento

Secondo recenti analisi, l’11 settembre è stato un attentato terroristico orchestrato da Al-Qaeda, non un semplice dirottamento.  

La distinzione tra “attentato” e “dirottamento” viene utilizzata da alcune correnti, definite come woke o di sinistra radicale americana, per attenuare la responsabilità dei terroristi islamici e inquadrare l’evento in una narrazione più ampia di colpe americane. 

La testata accusa le politiche estreme della sinistra americana di “annacquare le responsabilità” della carneficina per non alimentare l’islamofobia, definendo questa operazione una forma di disinformazione o negazionismo

Politici come Mamdani sono criticati non per aver negato l’attacco, ma per aver contrapposto le vittime dell’11 settembre alle vittime delle guerre in Afghanistan e Iraq, spostando l’attenzione dalla gravità del crimine originale a una “contabilità delle vittime” globale. 

Alcuni osservatori notano come figure come El-Sayed o Mamdani usino una costruzione passiva (“tremila newyorchesi sono morti”) che tende a far scomparire gli assassini dalla frase, riducendo la gravità morale dell’atto. 

Un report dell’Asmea rivela che il 66% dei professori americani ritiene che gli studenti universitari non sappiano identificare le ragioni dietro l’attacco, evidenziando un divario informativo preoccupante. 

Parallelamente al revisionismo politico, permangono teorie complottiste (come quelle sull’“inside job” o sul crollo delle Torri Gemelle causato da esplosivi), definite “negazionismo colto” da autori come David Ray Griffin o Thierry Meyssan, che cercano di corrodere la versione ufficiale accumulando dubbi non decisivi. 

In Francia, nel 2016, il 45% dei cittadini riteneva che ancora non si sapesse chi ci fosse dietro l’11 settembre, mostrando come il fenomeno del dubbio storico sia diffuso al di fuori degli Stati Uniti, dove la maggioranza continua ad attribuire correttamente gli attacchi ad Al-Qaeda