Il governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, ha confermato che l’Italia non è in guerra e non intende entrare nel conflitto, mantenendo una posizione di non belligeranza pur esprimendo preoccupazione per la crisi.
La premier ha dichiarato di non poter prendere una posizione categorica sull’attacco di Usa e Israele a Teheran per la mancanza di elementi oggettivi, definendo il quadro come uno in cui “sono oggettivamente saltate le regole del diritto internazionale“.
Antonio Tajani e Matteo Salvini hanno sottolineato che l’Italia è stata informata dell’inizio delle operazioni militari solo dopo che questi erano già iniziati, confermando che la via diplomatica rimane la preferita dal governo.
Il Ministro degli Esteri ha specificato che non ci sono cittadini italiani feriti tra i circa 500 presenti in Iran, ma ha avvertito che la crisi potrebbe durare settimane e ha annunciato l’organizzazione di voli charter per il possibile rimpatrio dei connazionali.
L’opposizione ha espresso forti critiche e richieste di intervento:
Elly Schlein (PD) ha sollecitato il governo a lavorare per una de-escalation e impedire l’allargamento del conflitto, chiedendo di privilegiare il percorso diplomatico.
Il M5S ha condannato le “prove di forza unilaterali” di Trump e Netanyahu, augurandosi che il conflitto non diventi risolutivo in un contesto problematico.
Giulio Terzi (FdI) ha espresso profonda preoccupazione per le recenti esecuzioni di prigionieri politici in Iran, firmando un appello per fermare l’escalation repressiva.
Il governo ha inoltre concordato con i leader del Golfo la condanna degli attacchi subiti dai loro paesi e ha avviato contatti con partner europei e regionali per sostenere iniziative di stabilità, mentre si monitorano le ripercussioni sui prezzi dei carburanti e la sicurezza interna.



