Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, ha tenuto un intervento al Senato sulle manifestazioni di Torino, in particolare sul corteo pro Askatasuna, per affrontare gli scontri avvenuti sabato scorso.
Ha sottolineato la necessità di strumenti giuridici chiari per le forze dell’ordine, proponendo un fermo preventivo come misura fondamentale per impedire che persone note per comportamenti violenti si infiltrino in manifestazioni pacifiche. La sua posizione è chiara: “Per fermare preventivamente ci vuole un fermo preventivo”.
Piantedosi ha denunciato la presenza di coperture politiche e ha accusato chi sostiene i manifestanti pacifici di offrire impunità ai violenti.
Ha tracciato una netta linea di demarcazione tra chi vuole isolare i violenti e chi, invece, li lascia liberi di inquinare le manifestazioni. Ha definito i militanti di centri sociali “professionisti del disordine fine a sé stesso, criminali in servizio permanente effettivo”, ribadendo che le loro azioni sono frutto delle loro scelte, non di un’organizzazione governativa.
Ha respinto con fermezza critiche alla gestione dell’ordine pubblico, definendole “grave e strumentali”, e ha difeso la professionalità delle forze dell’ordine, sottolineando che gli episodi di violenza non sono legati a un singolo governo, ma si ripetono da oltre trent’anni con diversi temi (Tav, Tap, ambientalismo, ecc.).
Infine, ha chiarito che il governo intende introdurre una norma in questa direzione, come parte di un pacchetto sicurezza che sarà presentato in Consiglio dei ministri.
Il dibattito si è trasformato in un acceso scontro con le opposizioni, che hanno criticato il ministro per aver usato la sicurezza come strumento propagandistico e per aver criminalizzato interi gruppi di persone.
Il centrodestra ha forzato la mano in conferenza dei capigruppo per garantire il voto sulla risoluzione, che prevede solidarietà alle forze dell’ordine e condanna delle violenze di piazza.
Il voto sulle risoluzioni è previsto per mercoledì 4 febbraio, nel tardo pomeriggio, dopo le comunicazioni del ministro.



