Secondo i media internazionali come Al Jazeera, citati da ANSA e Vatican News, il bilancio delle vittime degli ultimi raid statunitensi e israeliani contro l’Iran è salito a 34 morti.
Le fonti specificano che i raid notturni e mattutini hanno causato almeno 23 morti nella provincia di Teheran (inclusi sei bambini), cinque morti a Qom e sei morti nella città meridionale di Bandar-e Lengeh.
Oltre alle vittime civili, i raid hanno provocato la morte del capo dell’intelligence dei Pasdaran, Seyed Majid Khademi, confermato dalle Guardie della Rivoluzione iraniane.
Gli attacchi hanno inoltre colpito infrastrutture critiche, tra cui il complesso petrolchimico di South Pars a Asaluyeh, la Sharif University a Teheran e siti governativi, causando blackout e danni alle forniture di gas in diversi quartieri.
La situazione è caratterizzata da minacce di ritorsioni devastanti da parte di Teheran in caso di ulteriori attacchi a obiettivi civili e da negoziati diplomatici (mediati da Pakistan, Egitto e Turchia) per una tregua che Teheran ha finora rifiutato, sostenendo di non accettare fermi temporanei senza un accordo definitivo sulla fine del conflitto e la riapertura dello Stretto di Hormuz.



