Senza la quale vi saranno conseguenze gravi per la crescita e la produttività.
L’ex presidente del Consiglio e della BCE ha fatto questa dichiarazione durante l’inaugurazione del 163esimo anno accademico del Politecnico di Milano, evidenziando il crescente divario tra l’Europa e Stati Uniti e Cina nell’adozione delle tecnologie di frontiera.
L’Europa ha prodotto solo tre grandi modelli fondamentali di intelligenza artificiale nell’ultimo anno, contro i 40 degli Stati Uniti e i 15 della Cina, un divario che si ripete in altre tecnologie di punta come la biotecnologia e la fusione nucleare.
Draghi ha messo in guardia che, se l’Unione Europea non colma questo divario e non adotta su larga scala queste tecnologie, la sua economia potrebbe rimanere statica, con dimensioni simili a quelle attuali anche tra 25 anni, considerando il suo profilo demografico invecchiante.
Il problema, secondo Draghi, non è la mancanza di competenze o infrastrutture, ma un approccio eccessivamente cauto basato sul principio di precauzione, che ha portato a barriere normative e a un’incapacità di gestire l’incertezza radicale tipica delle innovazioni digitali.
L’ex presidente della BCE ha sottolineato che l’Europa deve compiere scelte coraggiose e adattabili, evitando di trattare valutazioni provvisorie come dottrine immutabili, e deve rivedere il proprio quadro normativo per favorire l’innovazione e la crescita.




