Le proteste in Iran si sono intensificate nelle ultime ore, con migliaia di persone scese in strada in diverse città, nonostante un blackout totale di Internet imposto dalle autorità per soffocare la diffusione delle notizie.
Secondo fonti come la Human Rights Activists News Agency, le violenze legate alle manifestazioni hanno causato almeno 45 morti e oltre 2.200 arresti.
Tra le vittime ci sono anche due agenti di polizia, uno ucciso a Malard e altri due ufficiali del regime a Kermanshah.
Le proteste sono state catalizzate dall’appello del principe Reza Pahlavi, figlio dello scià deposto nel 1979, che ha invitato i cittadini a manifestare alle 20,00 nei giorni 8 e 9 gennaio.
Nonostante il blocco delle comunicazioni, video diffusi prima dell’oscuramento mostrano manifestanti in fiamme, incendi a edifici governativi e veicoli bruciati a Teheran e in altre città.
Il regime ha risposto con la violenza, con la polizia che ha sparato ad altezza d’uomo e con l’impiccamento di un uomo accusato di spionaggio per il Mossad.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha chiesto calma alle forze di sicurezza, ma il capo della magistratura Gholamhossein Ejei ha dichiarato che “non ci sarà nessuna clemenza” contro i rivoltosi.
Donald Trump ha avvertito che gli Stati Uniti colpiranno duramente il regime se ucciderà i manifestanti, mentre l’Ayatollah Ali Khamenei ha accusato gli Stati Uniti di essere dietro le proteste.
Alcune fonti indicano che il regime potrebbe aver già avviato piani di fuga per Khamenei e la sua cerchia, con quattro aerei cargo osservati in partenza dall’aeroporto di Teheran.



