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Le località dove il governo vuole aprire nuove miniere in Italia… (seconda parte)

In Calabria si ricercano giacimenti di grafite, un minerale che in passato veniva estratto da diversi giacimenti. Sono interessati Monterosso Calabro in provincia di Vibo Valentia (e le località lì vicine, come Polia e San Vito) e Olivadi in provincia di Catanzaro. Entrambe le aree sono state “storicamente oggetto di estrazione mineraria“, ad esempio con la miniera di Piano dell’Acqua e quella di Riga.

I filoni di ricerca in Toscana sono due. Il primo nella Maremma, dedicato all’antimonio. Si parla di “rivalutare i volumi residui” dei giacimenti di quello che fu il distretto maremmano, dove “circa il 90% della produzione veniva dalla miniera del fosso del Tafone”. E non a caso i siti principali su cui si concentreranno le ricerche saranno Tafone, Montauto e Macchia Casella.

Il secondo filone è quello del magnesio. In questo caso, le miniere principali in passato erano due: Castiglioncello in provincia di Livorno, e Querceto in provincia di Siena. Da qui ripartiranno le analisi, anche se ci sono “circa 20 località, distribuite in un’area di circa 1400 km2 compresa tra la costa tirrenica e la Val d’Elsa“, che potranno essere coinvolte.

Nel Lazio si cercheranno fluorite, barite, terre rare. È difficile definire con precisione quali saranno le località interessate dalle analisi: si parla dell’area “tra Latera e Roma” e della zona di Viterbo. In generale i “i complessi vulcanici dei Vulsini, Sabatini, Cimini e i Colli Albani“, nelle zone di Latera, Bracciano e Sacrofano saranno oggetto di attenzione. Si tratta di aree in cui, in passato, ci sono stati diversi giacimenti che poi nei decenni scorsi in molti casi sono stati abbandonati.

Il territorio della Campania è considerato quasi tutto interessante per i potenziali giacimenti di zeoliti, feldspati, terre rare e litio. Il motivo è il “vulcanismo legato alle attività dei Campi Flegrei“. Le possibili miniere infatti sono legate agli “enormi depositi vulcanici” che si trovano in tutte le province, “ma principalmente nel Casertano e nel Beneventano, che risentono in maniera minore dell’intensa urbanizzazione della Regione“.

Dopo Caserta e Benevento seguono Napoli e Avellino, poi Salerno. Si partirà soprattutto dalle prime due province per le analisi.

La Sardegna è un caso particolare, perché è nettamente la Regione italiana più ricca dal punto di vista minerario, e non a caso “è già il maggiore produttore nazionale” di diversi materiali: –

feldspato sodico nel distretto di Orani-Ottana, sabbie quarzo-feldspatiche nella formazione di Florinas, nel Sassarese, e argille bentonitiche nella miniera di S’Aliderru, a Sassari. Il piano qui è trovare tutte le possibili materie prime che ci sono, ma non sono state sfruttate a dovere in passato, mentre oggi le “attuali tecnologie mineralurgiche” permettono di fare di più, soprattutto per quanto riguarda feldspato e terre rare.

Si cercheranno solfuri misti di rame-piombo-zinco nel distretto di Funtana Raminosa, in Barbagia, e nelle rocce paleozoiche dell’area a Sud del Massiccio del Gennargentu. E anche fluorite, barite e di nuovo terre rare nelle aree di Bruncu Molentinu (San Vito), Castel Medusa (Asuni- Samugheo) e Santa Lucia (Fluminimaggiore).

C’è in programma anche di analizzare il terreno per trovare giacimenti di tungsteno, arsenico e stagno nelle aree di Monte Tamara (nel Comune di Nuxis) e del Monte Linas. Infine, la valle del Cixerri sarà al centro delle ricerche per rame, molibdeno e oro.