Il Pontefice, giunto ieri dal suo primo viaggio all’estero del pontificato in Turchia, ha iniziato la giornata con la visita e la preghiera sulla tomba di San Charbel Makluf presso il Monastero di San Maroun ad Annaya, vicino a Beirut.
Durante questa tappa, ha chiesto il dono della pace per il Libano e per tutto il Levante, sottolineando che “non c’è pace senza conversione dei cuori“.
Successivamente, il Papa si è recato al Santuario di Nostra Signora del Libano ad Harissa, dove ha incontrato vescovi, sacerdoti, consacrati, consacrate e operatori pastorali.
In questo incontro, ha ribadito l’importanza della speranza anche in tempi di difficoltà, affermando che “la preghiera è un ponte invisibile che unisce i cuori” e ha invitato a “ancorarsi al Cielo” per costruire la pace.
Il santuario, considerato la Lourdes del Libano, è stato costruito nel 1904 in occasione del 50° anniversario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione.
Nel pomeriggio, il Pontefice ha tenuto un incontro ecumenico e interreligioso in piazza dei Martiri a Beirut, seguito da un appuntamento con i giovani nel piazzale antistante il Patriarcato di Antiochia dei Maroniti a Bkerkè. Il Papa ha esortato i giovani a essere “linfa per il Libano” e a progettare la pace. La giornata si concluderà con un incontro privato con i Capi delle comunità religiose musulmane e druse libanesi nella sede della Nunziatura apostolica di Beirut




