La giornalista Francesca Del Vecchio, inviata del quotidiano La Stampa, è stata espulsa dalla Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza, un’operazione umanitaria per portare aiuti alla popolazione palestinese.
L’espulsione, avvenuta a Catania poco prima della partenza, è stata motivata dagli organizzatori con l’accusa di aver divulgato informazioni sensibili che avrebbero potuto mettere a rischio la sicurezza della missione, venendo definita “pericolosa” da alcuni attivisti.
La vicenda ha suscitato un ampio dibattito sulla libertà di stampa, con il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha definito l’episodio un “brutto episodio di censura“ e ha espresso solidarietà alla giornalista.
La Del Vecchio ha raccontato di essere stata invitata a partecipare alla missione nel mese di agosto da un’attivista e di aver accettato con l’intento di “osservare e riferire” senza addomesticare.
Al suo arrivo a Catania, è stata sottoposta a richieste di consegna dei cellulari e a perquisizioni per motivi di sicurezza.
Dopo aver chiesto di poter raccontare alcuni aspetti della formazione, ha ottenuto un permesso condizionato, ma poco dopo è stata rimossa dalle chat di gruppo.
Un membro del Direttivo, Simone, le ha comunicato l’espulsione per aver rivelato “informazioni sensibili” che avrebbero minato la sicurezza della missione.
Nonostante un incontro con Maria Elena Delia, portavoce della flottiglia, in cui si era concordato un maggiore dialogo, un attivista le ha detto: “Non possiamo fidarci di te, sei una giornalista pericolosa, hai detto al mondo dove si tiene il nostro corso“.
La giornalista è stata quindi cacciata dal porto, con il passaporto restituito come in un’operazione di polizia.
La Global Sumud Flotilla ha difeso la decisione, sottolineando che le regole di sicurezza erano state comunicate a tutti i partecipanti, non solo ai giornalisti, e che la perdita di fiducia era inevitabile.
La vicenda ha ricevuto ampio sostegno da esponenti politici di destra, come Forza Italia e Fratelli d’Italia, che hanno criticato gli attivisti definendoli “simpatizzanti di Hamas” e hanno parlato di una violazione della libertà di stampa.



