Il Caso Delmastro ha generato un forte subbuglio in Parlamento, in particolare alla Camera dei Deputati e al Senato, a causa della controversa richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra l’ex sottosegretario Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, indagato per reati mafiosi.
La Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera ha inizialmente bocciato l’accesso alle conversazioni, decisione che ha scatenato le proteste del Movimento 5 Stelle e delle opposizioni, con senatori del M5S che hanno occupato i banchi del governo in Senato urlando “Vergogna!” e mostrando cartelli con la scritta “Fuori le chat”.
La situazione si è ulteriormente complicata con uno scontro istituzionale sulla gestione del materiale: il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha dato ordine di tenere le chat in una cassaforte, bloccando l’accesso ai membri della Giunta per le Autorizzazioni nonostante il via libera del presidente della stessa, Devis Dori.
Questa mossa ha portato a una protesta simbolica in cui i deputati di Avs, Pd e M5S si sono barricati nelle stanze della commissione per due ore, accusando la maggioranza di violare le prerogative parlamentari e di voler insabbiare la verità sull’inchiesta della “Bisteccheria d’Italia”.
Il verdetto definitivo sul sequestro delle chat spetta all’Aula di Montecitorio, ma il voto è stato più volte rimandato e blocchi procedurali hanno creato un clima di tensione tra centrodestra, che difende la scelta come tecnica e costituzionale, e centrosinistra, che denuncia uno “scudo” politico per proteggere l’esponente di Fratelli d’Italia.
La Procura di Roma sta valutando se sollevare un conflitto di attribuzione alla Corte Costituzionale qualora anche l’Aula confermasse il diniego all’acquisizione delle conversazioni, essenziali per l’indagine sui collegamenti tra il ristorante e il clan camorristico dei Senese.



