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Amendolara (CS); caporalato e sfruttamento per i 4 pakistani uccisi da connazionali

Quattro braccianti stranieri sono stati uccisi e bruciati vivi all’interno di un minivan in una stazione di servizio ad Amendolara, in Calabria.  

Le indagini coordinate dalla Procura di Castrovillari puntano sul caporalato e su un regolamento di conti tra gruppi di lavoratori migranti, escludendo per ora un coinvolgimento diretto della ‘ndrangheta. 

Due cittadini pakistani, anch’essi braccianti agricoli, sono stati fermati e indagati per quadruplice omicidio volontario. 

Secondo le testimonianze, le vittime avrebbero rifiutato di pagare ai fermati la somma richiesta per il trasporto, portando all’agguato. 

Le immagini delle telecamere di sorveglianza mostrano due individui che escono dal veicolo, cospargono l’abitacolo di carburante e appiccano il fuoco, bloccando dall’esterno le portiere per impedire la fuga. 

Un bracciante afgano, ferito da ustioni, è riuscito a fuggire rompendo un finestrino. Ha denunciato l’esistenza di una “mafia pachistana” locale che sfrutta i lavoratori, negando loro il pagamento dei salari e minacciandoli con armi. 

I lavoratori nella Sibaritide sono spesso reclutati tramite caporali connazionali, vivono in condizioni disumane (spesso in casolari fatiscenti) e percepiscono retribuzioni irrisorie (circa 15 euro al giorno), costretti a pagare per vitto e alloggio. 

Sindacati (CGIL, UILA) e associazioni chiedono piena luce sulle indagini e misure strutturali contro il caporalato, definendo il fenomeno una forma moderna di schiavitù.